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15 mar 2014

Subacqueologia - il mio nuovo libro - all'EUDI


manuale portatile per organismi marini
in collaborazione con:  ScubaPortal



“Chi è quel subacqueo là? Ommammamia, chissà come la pensa, chissà cosa fa, cosa combina!” (cit.)

Subacqueologia è un manuale concepito per aiutare subacquei e divemaster, ma anche pesci e coralli,  a identificare quegli strani individui che si aggirano in barca, al diving e sotto la superficie. Impariamo quindi a riconoscerli da usi e costumi strampalati, attrezzature improbabili, da malfunzionamenti tipici ed annotiamoci bene le eventuali controindicazioni.A ognuno il suo, direbbe Marco Daturi di Scubaportal.it, che ha pazientemente recuperato gran parte degli scritti ora parte di quest’ opera, frutto di faticosissimi studi condotti tra barche, coralli e bar di mezzo mondo.
Una breve storia di questa nuovissima avventura della scienza, che ruba a Darwin quanto ad ‘Asterix’ , ci introdurrà subito nel mondo preferito, quello subacqueo, offrendoci il privilegiato punto divista dei ‘Figli di una Shamandura.’Numerose perfide illustrazioni enfatizzano tutti i difetti peculiari delle varie specie.Con questo manuale Claudio Di Manao si conferma non già scrittore di nicchia,  ma di sub-nicchia. Di nuovo, saranno proprio i subacquei professionali erranti ad apprezzare di più questa nuova fatica, ancora più settoriale che mai.
Prefazione di Massimo Boyer.

edizione limitata

lo trovi da: ScubaShop

testi, lay-out e disegni di Claudio Di Manao
tutti i diritti ferocemente riservati

11 mar 2014

palombari ciclisti pedalano nel western desert

 Il deserto per noi figli di una shamandura è luogo ideale di scorribande ma anche fisiologico hideaway dove assetti agghiaccianti, turisti pericolosamente fuori posto e il tunzi-tunzi del Pacha faticano a raggiungerci. 
Nel deserto ci siamo riuniti, stavolta decisi ad attraversarne un pezzetto in sella alle mountain bike. 
Chi in forma, chi fuori forma (come me, per esempio) ognuno è deciso a fare il pieno di quell'energia antica e misteriosa che solo il deserto sa custodire.


Inseguiti dai chili di troppo e da una banda di fameliche Toyota, abbiamo affrontato uno dei luoghi più magici del pianeta: il Western Desert.





Ce n'erano - eccome se ce n'erano - di più bravi e in forma di noi, noi che sbuffavamo in sella a pesanti cancelli su misere ruote da 26". Mentre gli altri volavano sulla sabbia, noi affondavamo ansimando, o procedevamo a piedi.








Difficile non cedere alla comoda ombra delle Toyota che ci tallonano minacciose e a passo di lumaca. Il mio.


Essere gli ultimi significa sbuffare nella calura e seguire le tracce degli altri. Non è difficile capire quali sono quelle del nostro gruppo: in giro in bicicletta nel Western Desert non c'è mai andato nessuno prima di noi.
Poi, però, le impronte sottili svaniscono. Anche le Toyota sono sparite.
Ci accorgiamo di esserci persi nel deserto, e subito il terrore si dipinge sui nostri volti:


Il silenizo è totale.
Il deserto, come l'immersione, ci estranea dal chiacchiericcio quotidiano, curando quella sottile vertigine che noi palombari avvertiamo quando ci portano all'IKEA. Allora il silenzio assordante risveglia la nostra segreta e inesplorata, vena profetica. Si configura il rischio di 'trasfigurazione mistica'.

la solitudine del palombaro fotografo tra le biciclette dormienti 

Niente paura. Da oltre 5000 anni proprio questi luoghi offrono, contro i rapimenti in cielo alieni e divini, la più solida delle ancore di salvezza.
La birra.


STELLA 
da consumarsi preferibilmente nelle oasi


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