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19 mar 2015

subacquei cattivi: i russi al dunraven

  La barca rollava sul mare di vetro scheggiato, e Waleed, il rais del poppona, che prima di andare al dry-dock aveva tutte le vocali e le consonanti incollate dal verso giusto per cui si chiamava bobba one, sbraitava e smoccolava incazzatissimo e non perché gli avevano cambiato il nome alla barca, ma perché gli stava toccando di recuperare una ventina di russi che continuavano ad emergere nei punti più disparati intorno al reef e dopo tempi di fondo assolutamente a piacere. Al rais non gli fregava un piffero che bobba one ora si chiamava poppona, né gli fotteva in accidente che s’erano persi una ‘È. Era invece imbufalito con i russi che se ne sbattevano delle condizioni meteo e delle più semplici norme di sicurezza. A quelli non gli fotteva proprio un cazzo della sua barca che rollava, del Poltergeist di pentole di sotto, gli fotteva una fava del cuoco che urlava appeso al bancone della cucina, delle bombole che ruzzolavano fuori dai buchi degli alloggiamenti e che gli spaccavano i legni del pozzetto appena riverniciato. Quando s’erano persi la ‘È. Mentre navigava su e giù a recuperare uno per uno quei grossi fetenti in giro per tutta Beacon Rock, snocciolava parolacce in Arabo, traducibili solo in livornese.
In mezzo a quel bordello di pentole, posate, porte e bombole che sbatacchiavano, il divemaster sentì il suo cellulare squillare e s’affrettò a rispondere.
“Mister Thistlegorm?” domandò la voce
“Speaking.”

“Ciao, sono il Broddi, il vichingo del Pesciolini & Paperelle, e avremmo urgente bisogno del tuo intervento.”
“Ciao Broddi il vichingo, temo di essere impegnato anche domani, adesso in particolar modo. Stiamo recuperando un gruppo di russi al Dunraven, c’è mare, puoi immaginare.”
“E il rais è incazzato come un rinoceronte con le emorroidi.”
“Un quadro clinico tipico.”
“Ci sentiamo dopo, allora, magari quando saranno tutti a bordo.”
Click.
L’istruttore russo se la rideva beatamente malgrado la sferza del vento e le bombole che rotolavano ovunque, anche sui malleoli.
“Te ne manca uno” disse Mr. Thistlegorm.
Vlady si guardò intorno e li contò tutti.
“Ti manca quello con le due bombole da dodici, il gigante.” Mr. Thistlegorm quello là l’aveva notato subito come s’era presentato in barca. Come era sceso la barca s’era inclinata. Ed aveva notato anche la configurazione molto casareccia. Infatti il suo non era un sistema bi-bombola ma due bombole da dodici indipendenti. E quando aveva chiesto delucidazioni a Vlady questi aveva risposto:
“Consuma.”
Ora, non era difficile ricordarsi chi fosse il subacqueo mancante.
“Dov’è?” domandò Mr. Thistlegorm a Vlady.
“Non lo so, non voleva salire. Io ne avevo due senz’aria che facevano narghilè col mio octopus. Che si fotta.”
Squillò il telefono di Mr. Thistlegorm. Era Tina, la proprietaria del diving.
“Tutto bene? Mi ha detto Waleed che ne manca uno.”
“Mi vesto e vado a cercarlo.”
“No, mandaci Vlady! È lui il responsabile dei russi, porca puttana! Tu devi stare con gli svizzeri; se li metto nel gruppo dei russi non li vedo più. Dove sono ora?”
“A prua, a prendere il sole.”
“Ti prego, tienili lontani dai russi. Hanno visto niente di quello che combinano sott’acqua i russi?”
“Poco, o niente: li ho tenuti quasi sempre impegnati con le flabelline, i nudibranchi, gli anthias i pesci palla, i pesci leone… qualsiasi cosa sulla parete, purché non guardassero cosa facevano i russi.”
“Cos’hanno fatto i russi? Il solito?”
“Sì. Ce n’erano quattro che sono venuti su da trenta metri con cinquanta in tutto e si passavano l’aria a testa in giù, un trio nella stessa situazione ha pallonato. Uno scavava con una paletta sotto il Dunraven e uno ha preso il longimanus per la coda e quello è scappato. Ma non li ho visti tanto, un’occhiata ogni tanto… cercavo di trovare cose sulla parete per distrarre gli svizzeri.”
Tina si lasciò sfuggire un singhiozzo.
“Non ne posso più… non vedo l’ora che finisca quest’incubo. Ieri mentre la barca rollava si sono aggrappati al piano di marmo del bar in dinette e l’hanno strappato. C’è voluta tutta la notte per fissarlo di nuovo. Passami Vlady.” 
In quel mentre si udirono delle grida. King Morbo aveva recuperato il russo mancante. Cioè no, il russo mancante, quello con le due bombole al collo, era salito su King Morbo ormeggiato a ridosso del faro.
“È su King Morbo. Lo vedo, è quello con le due bombole.”
“King Morbo?”
“Quella che prima si chiamava Jean Broom.”
“Oddio, non ne posso più. Non ne posso più! Cercate di farvelo restituire, e tu tieni gli svizzeri lontani dagli altri, che dopo mangiato i russi ricominceranno a bere e poi a cantare, e poi a inciampare per la barca, spaccare le maniglie delle porte, e poi anche le porte…” prima del click si udì un breve lamento.
Pepperepè-Pepperepè! La barca con su il russo aveva preso a strombazzare producendo una cacofonia da stadio. Ma anche la gente aveva ricominciato a urlare, anzi era la folla di ben quattro barche che urlava: NO! NO! NIET! NO! mentre King Morbo procedeva a tutta forza verso poppona sul mare blu mosso.
Il telefono di Mr. Thistlegorm squillò di nuovo.
“Ve ne mancava uno che però è su un’altra barca e ve lo stanno consegnando?”
“Sei perspicace vichingo, è su una barca che viene verso di noi, ma c’è un problema: siccome è russo e sull’altra barca nessuno parla russo, pensa di poter fare quello che fanno tutti i divemaster…”
“S’è messo a prua e vuole saltare giù da lì, con tutte le bombole.”
“Bravo! Ti descrivo la scena. Lui è un maschio rasato a zero ma con due baffoni rossi da circasso, sui centocinquanta chili. Ha due bombole, non un bi-bo, ma due bombole alluminio da 12, una sulla schiena e l’altra attaccata al fianco. In questo momento sta cercando di scavalcare la battagliola della delfiniera per gettarsi in mare dritto davanti alla prua che avanza!”
“Le cose più divertenti, dicono, capitano sempre  te.”
“Quando mi ingaggiano è perché ci sono in giro problemi del genere, amico. Aspetta… senti il boato della folla?”
“S’è buttato!”
“Sì, s’è buttato ma non lo vediamo più. Forse è stato tagliato in due dalla chiglia. Incredibile! Eccolo che spunta! Nuota verso di noi. Con pinne e braccia. Nuota ancora, pinne e braccia, pinne e braccia, con la testa fuori dall’acqua. C’è mare, ogni tanto sparisce dietro le onde. Lo vedo. Ora non lo vedo più. Lo vedo… Non lo vedo… Eccolo! viene verso la nostra poppa, pinne e braccia, instancabile! Sì, è sotto la nostra scaletta! Ora sta salendo… è a bordoooo! Gli altri subacquei applaudono! Si stringono intorno a lui gridando Karashò, volano grandi pacche sulle spalle, tanti abbracci, leggi la felicità negli occhi dei compagni! Gentilmente offerto da: Beluga! La vodka dei sommozzatori artici.”
“Eh, grandi, i russi! Io di loro non mi preoccupo mai, sono indistruttibili. Credo siano geneticamente modificati.”
“Sono sicuro che ci siamo già annusati in giro per i bar. Ti domando: dato che se cercate me non vi serve un free-lance qualsiasi ma qualcuno che metta una grossa pezza ad un bel casino, e tu sembri perspicace amico vichingo, cosa ti impedisce di occuparti del caso?”
“Perché il personaggio in questione mi conosce. È una faccenda molto delicata. Si tratta di un manager sostitutivo, non ci fidiamo, ha qualcosa che non va.”

“Domani sarò ancora impegnato, ma passerò da voi subito dopo il mio rientro. Non provate a chiamarmi dopo pranzo: la barca risuonerà dei canti dell’Armata Rossa, e poi l’inno degli Spetsnaz, l’inno dei sommergibilisti della Marina Sovietica, Kalinka…”

17 mar 2015

storia comica dei repellenti antisqualo

E’ più pericoloso uno squalo o una zanzara?
Temo di conoscere la risposta a freddo: la paura di essere attaccati da uno squalo batte ogni puntura. Eppure le zanzare e le malattie da loro trasmesse, come la malaria, uccidono circa seicento mila persone all’anno. Avete capito bene: 600.000 esseri umani, l’intera popolazione di una città come Genova, che sparisce ogni anno per la puntura di zanzara. Gli squali, invece, che non uccidono mai più di una dozzina di persone in un anno, sono di gran lunga più temuti... continua a leggere>>>