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anteprima di 'io sono il mare''


C’era per tutta la laguna quel rumore, quel crepitio incessante come di stagnola, di legnetti spezzati. Veniva su dalle pozze lasciate indietro dalla bassa marea. Era il lavorio di migliaia di minuscole chele, di becchi e mandibole che aprivano gusci, piccoli carapaci, che erodevano madrepore. Thomas quel rumore non l’aveva mai udito fuori dall’acqua. Era il rumore di un reef. L’acqua delle pozze era un velo intangibile che scottava intorno alle caviglie, e quelle creature erano ancora vive. Il deserto alle sue spalle cuoceva sotto un orizzonte color cipria.

Procedeva a piedi scalzi nella fanghiglia soffice, tenendosi lontano dalle radici delle mangrovie. Se il mare e il deserto ingannano sulle distanze, quella laguna era la somma delle due beffe. La barriera esterna, col suo relitto di ferro in bilico, non arrivava mai.

Si sentì stupido. Era arrivato fin lì, a metà strada tra deserto e barriera, senz’acqua, senza un copricapo. Senza neanche sapere perché. Allora nella testa gli riaffiorò quel ritornello, quella strofa che gli girava dentro in autonomia, come per una volontà propria. Veniva da un’epoca cui non apparteneva. Eppure gli ronzava dentro da sempre, come se ci fosse nato, con quella canzone in testa. Poi le sue labbra seguirono il ritornello. Let the sunshine, cantava la strofa, Let the sun shine in: fai splendere il sole dentro. Ma sentì che la sua voce suonava come sabbia, e subito il vuoto gli afferrò le viscere. Era un vuoto gigantesco, che gli faceva tremare le gambe, che sembrava risucchiare i confini dell'universo,

Fu allora che vide Bahira. Camminava verso di lui come scivolando sull’acqua. I capelli neri le cadevano a ciocche pesanti sue spalle di bronzo. Lei alzò lo sguardo. Occhi così lui li aveva visti solo in certe ragazze beduine, o afghane. Sguardi maestosi, rubati poco prima che venissero nascosti per sempre da un velo. Ma quella ragazza non era beduina. Le ragazze beduine non se andavano in giro in perizoma.

“Ciao Thomas…” disse lei “noi ci conosciamo”

Era imperdonabile, non si ricordava di lei. Thomas si sforzò di far salire un sorriso alle labbra, ma gli uscì una smorfia strana.

“Mi chiamo Bahira”

“Ci siamo incontrati spesso. Una volta a Ras Ghozlani, sulla punta all’entrata della baia di Marsa Bareika. Tu guidavi un gruppo di subacquei, ma fosti l’unico a vedermi. Ero venuta a salutarti. Un’altra volta ti salvai l’immersione ad Alternatives, il giorno che ti eri perso con tutto il gruppo, mandandoti una squadriglia di aquile di mare. Ma a parte qualche mio breve intervento, per anni hai vissuto grazie alla mia bellezza, hai vissuto mostrando i segreti che con me condividevi ai tuoi clienti. Grazie a me hai condotto una vita che altri potevano solo sognare. Il nostro incontro più intenso è stato in quel luogo che porta il tuo nome. Ricordi?”
“Tu… sei…”

“Io sono il Mare.”

“Come… Il Mare?”

“T’aspettavi un tizio con la barba inanellata e un tridente in mano?”

Thomas restò a guardarla vacillando. Le ginocchia non erano salde, ma intanto sentiva il vuoto dissiparsi, come vaporizzato dal fuoco di quegli occhi.

“Sono venuta a chiederti un favore. Tra pochi anni tutto ciò non ci sarà più.”

Lei aprì lentamente le braccia e come accennando due passi di danza compì un giro su se stessa.

“I coralli spariranno da tutto il pianeta. Tutto quel che vedi qui intorno diventerà un ammasso di calcare inerte, uno scheletro grigio bruno in preda all’alga. Ma non è finita qui. Come se la scomparsa dei coralli non bastasse, anche i pesci degli oceani stanno andando incontro alla loro fine. I banchi non sono più abbastanza fitti per garantire sostentamento e ricambio genetico. Il mare è al collasso, Thomas. E questo tu… tu lo sai già.”

“Lo so perfettamente” disse Thomas, “non so capacitarmene. Sapevano che ci saremmo arrivati, ma non hanno fatto nulla per impedirlo.”

“La gente,” disse Bahira “la maggior parte della gente, tratta il mare e le sue creature come un luogo dove prelevare qualsiasi cosa all’infinito. Un luogo di saccheggio. O peggio una discarica. La gente comune, quanto chi decide, non conosce la bellezza che sta sotto la superficie. Spesso ne ha paura. E la paura inizia a parlare alla gente molto presto. Lo fa per bocca di madri apprensive, di uomini spacconi, di padri possessivi. Raccontano di mondi bui e pieni d’insidie, dove un Fato con la luna perennemente storta assegna embolie a casaccio a chi sfida le profondità. La paura descrive il mare come un inferno di correnti, di alghe che afferrano per i piedi e trascinano giù, verso l’abisso fitto di mostri… tutti squisitamente antropofagi. La paura, manipola e mette in riga. Vero Thomas?” disse lei sorridendo.

“La paura fa audience” continuò Bahira “la paura scatena i click, e i media sono affamati di ascolti e di storie capaci di generarli. Il Discovery Channel! Con la loro Sharks Week riempiono gli schermi di denti, di bocche mostruose che s’avventano sulle gabbie, sugli altri squali. Il loro approccio non è lontano dal vecchio Spielberg. Vivono di calunnia e della paura altrui. E a quanto pare ci campano bene.”

“Non immaginavo che tu seguissi i nostri programmi TV…”

Bahira fece la faccia di una che sta per tirare un ceffone, ma continuò a fissare Thomas con quegli occhi pieni di luce marina, di coralli, pieni di tutto ciò che l’umanità stava per perdere per sempre.

“Voglio la tua magia, Thomas. Per anni hai accompagnato in mare quasi esclusivamente subacquei già formati, già brevettati. Hai ricevuto gli applausi e le lodi. Sei stato una guida famosa, un guru. Sostanzialmente un padre. Adesso tu devi essere una madre.”

“Una… madre?”

“Dobbiamo fare più subacquei, Thomas, mostrare al mondo che nel mare non c’è squalo assassino, che non c’è morte ma vita, che il mare è il luogo della bellezza oltre ogni immaginazione. Partorirai subacquei, Thomas. I tuoi figli, e figlie, esploreranno me, il Mare, e lo faranno in carne e ossa. Torneranno nel liquido che ha generato la vita sul pianeta. Sentiranno il sapore dell’acqua, sentiranno il sale tirare sulla pelle. Dovranno compensare, dovranno avvertire il battito cardiaco che rallenta, dovranno aggiustare la loro fisiologia alle mie leggi. Se c’è un modo per capire una cosa è farne parte. Immergersi è la chiave. L’umanità potrà costruire quanti tubi trasparenti vuole, ma non può esserci comprensione profonda senza contatto, non può esserci unione con chi non lascia entrare il mio respiro nel suo cuore e nei suoi polmoni. Se solo il dieci per cento dell’umanità fosse subacquea, noi non saremmo in questa situazione!”

Thomas aprì la bocca, ma la richiuse subito. S’era alzato un vento improvviso e l’acqua della laguna aveva smesso di essere quel velo inconsistente e aveva iniziato a incresparsi.

“Beh... come madre non so,” disse Thomas “ma come femmina sono già a buon punto. Riesco a riconoscere una birra tra gli altri oggetti, anche se non si muove. Riesco anche a bere birra e parlare al telefono.”

Bahira restò in silenzio senza guardarlo. Ascoltava il vento che irrompeva nella calma della laguna. Piccole onde nervose, le ruzzolavano intorno ai piedi scuri. Lei lo guardò dritto negli occhi:

“C’è un solo Mare, Thomas. Non avrai più un altro mare al di fuori di me.”

La marea iniziava a salire.

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